Lettera aperta di Baharam Rahmani, Presidente del Centro PEN Iraniano(in esilio)

behramIRANIAN PEN CENTER (IN EXILE)
http://www.iranianpen.com
Lettera aperta di Baharam Rahmani,
Presidente del Centro PEN Iraniano(in esilio)
al Signor John Ralston Saul Presidente del PEN International

Signor Presidente,

senza dubbio lei è al corrente degli avvenimenti orribili succedutisi in Iran con le esecuzioni capitali quotidiane in questo paese.
Noi recentemente nell’ultimo Congresso del PEN International in Islanda sia nell’assemblea generale del congresso sia nella sezione del comitato scrittori in prigione e anche in una riunione congiunta che il sottoscritto assieme al Signor Nasser Pejman, segretario internazionale del nostro centro ha avuto con tre responsabili di alto livello del PEN internazionale cioè la Signora Anna Harrison, direttrice dei programmi del comitato scrittori in prigione, la Signora Elzabeth Hasier del PEN Internazionale e la Signora Kathy McCain responsabile del settore della ricerca Asia e Medio Oriente, dopo tutto questo con la distribuzione di un prospetto in lingua inglese a tutti gli scrittori presenti al Congresso abbiamo disegnato la situazione drammatica della Repubblica Islamica dell’Iran con molta chiarezza. Da quel momento fino ad ora la situazione economica, politica, sociale e culturale dell’Iran è peggiorata con una pressione senza precedenti sui cittadini di questo paese. In una situazione del genere non solo la maggioranza dei cittadini ma anche gli scrittori, i giornalisti e gli artisti vivono con molta preoccupazione e sotto la pressione del pericolo di crescenti minacce.
L’attuale politica del nuovo governo di Rohani e tutto l’apparato del regime è basato su una continua forte censura sulle opere degli scrittori, con le torture e la pena di morte per i prigionieri, le minacce e l’arresto degli oppositori e di chi critica la politica, la cultura e le leggi civili del regime Islamico.
I giornali sono nella continua minaccia di chiusura. I blogger e chi critica il regime sui social network sono più che mai nel mirino di crescenti minacce. L’attuale ministero della giustizia del governo Rohani è Hojat Islam Puor Mohammadi: è colui che 25 anni fa con l’ordine di Khomeini era membro di un triumvirato soprannominato ” il comitato della morte”. Questo comitato è responsabile di uccisioni in meno di 2 mesi di 4000 – 5000 mila prigionieri politici in Iran. Amnesty internazionale è una istituzione che finora ha criticato diverse volte il numero elevato delle esecuzioni in Iran ribadendo che la Repubblica Islamica dell’Iran dal punto di vista statistico è in primo piano nel numero delle esecuzioni capitali nel mondo. Nel giugno di questo anno in un suo rapporto Amnesty International afferma che nel 2012 sono state impiccate 314 persone in Iran aggiungendo che con 230 esecuzioni nascoste il numero delle esecuzioni nella Repubblica Islamica supera le 500 persone. Le notizie e rapporti pubblicati in Iran parlano di impiccagioni di 54 persone solo negli ultimi 10 giorni. Queste esecuzioni sono state fatte senza un processo equo e senza ricorrere ad un avvocato difensore e sono state eseguite sotto le più feroci torture. Dall’inizio 2013 finora (nei 10 mesi trascorsi) sono state registrate più di 400 condanne capitali. Più di 50 di queste esecuzioni sono state pubbliche. La maggior parte delle persone giustiziate erano accusate di reati come lo spaccio e possesso della droga. Altri per il reato di ” guerra contro Dio” e ” azioni contro la sicurezza nazionale”. Per questo numerose istituzioni nel campo dei diritti umani dicono che il governo del regime islamico ha registrato dei nuovi record nell’ambito delle esecuzioni capitali.
Tre organizzazioni nella difesa dei diritti umani diffondendo una comunicazione congiunta hanno dato la notizia dello sciopero della fame di decine di prigionieri politici in Iran. Secondo questa comunicazione questo sciopero della fame era per protesta per la precaria situazione medica nelle prigioni. La Federazione Internazionale dei diritti umani, il Centro per difensori dei diritti umani in Iran, la Società per la Difesa dei diritti umani in Iran, il lunedì 4 novembre del 2013 in una comunicazione congiunta hanno dichiarato che più di 80 prigionieri politici in Iran per la protesta contro la precaria situazione medica nelle prigioni hanno cominciato uno sciopero della fame.
Ahmad Shaheed relatore speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Iran nel suo ultimo rapporto alle Nazioni Unite dell’ottobre del 2013 sulla situazione dei diritti umani in Iran ha dichiarato che malgrado ” le promesse elettorali di H. Rohani, non si percepisce nessun segnale di miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran”.
Il mercoledì 25 settembre del 2013 Kobra Kabiri, 48 anni prigioniera nel Gharchak di Varamin dopo aver trascorso 9 anni in prigione è stata impiccata. Nel Martedì 24 settembre è stata trasferita in una cella solitaria della prigione di Ghohar Dasht della città di Karaj e il giorno successivo il mercoledì in questa prigione è stata impiccata assieme a diversi prigionieri. Attualmente più di 10 donne nella prigione di Gharchak di Varamini sono in attesa della pena capitale. L’età della maggior parte di loro è sotto i 30 anni. Come ad esempio Sahar Mahabadi, 27 anni e Reyhaneh Jabari 28 anni. Tra le recenti impiccagioni c’è anche un giovane dell’età di 18 anni, Erfan Golinejad che è stato impiccato in una esecuzione pubblica il sabato 23 1392 nella città di GaemShahr. Anche nel Kurdistan le esecuzioni sono riprese. Qualche giorno fa sono stati impiccati innocentemente Shirku Moarefi e Habib Gholipuor e Reza Esmaili.
Sabato 26 ottobre 2013 il regime islamico ha dichiarato che per vendicare l’uccisione di 14 guardie di confine iraniane nel Sistan-Balucestan ha impiccato 16 attivisti civili e politici .
Nella Repubblica Islamica dell’Iran attualmente ci sono più di 250 mila persone in carcere cioè tre volte più della capacità delle sue prigioni. Certamente nel regime Islamico esistono diverse carceri nascoste che soprattutto sono riservate per i prigionieri politici e nessuno sa della situazione dei prigionieri in queste prigioni nascoste e la modalità delle torture o le loro esecuzioni. Nel campo della libertà d’espressione non esiste la possibilità delle connessioni dirette al Twitter, Facebook . L’accesso è molto limitato.
Nel rapporto dell’ultimo semestre del ” Freedom Huose”, fra i 70 paesi studiati la Repubblica Islamica Iraniana era designata tra i peggiori paesi da questo punto di vista. Il comitato Internazionale per la Difesa dei Giornalisti nella sua recente statistica sulla situazione della stampa e giornalisti nel mondo considera ancora la Repubblica Islamica dell’Iran la più grand prigione del mondo per i giornalisti.
Le forze di sicurezza del regime islamico dell’Iran recentemente hanno arrestato 15 cittadini della Città di Ahwaz per aver organizzato delle serate poetiche. Domenica 5 ottobre 2013, 214 scrittori, poeti, traduttori e giornalisti iraniani in una lettera aperta a Ali Janati il ministero della cultura e dell’Orientamento Islamico hanno indicato i danni irrimediabili che vengono recati per il tramite della censura sulla cultura e pensiero degli iraniani chiedendo l’eliminazione della censura. Nessuno finora ha risposto a questa lettera.
Uno dei fattori importanti che porta al peggioramento della situazione dei diritti umani del regime islamico con riferimento alle esecuzioni capitali è la disattenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali e i governi nei confronti delle repressioni, censure e impiccagioni in Iran. In altre parole i governi occidentali e le istituzioni internazionali sono solo sensibili ai programmi atomici della Repubblica Islamica.
Quanto si è accennato sopra è un piccolo esempio per quanto concerne la situazione della censura e repressioni e uccisioni nella Repubblica Islamica dopo l’insediamento del nuovo governo di Hassan Rohani.
Molti dei reati che in Iran comportano la pena capitale, in tanti paesi del mondo non vengono considerati un reato.
Nel sistema legislativo islamico esistono più di 20 reati che comportano la pena di morte, verdetto della pena capitale sistematicamente stabilito per gli oppositori politici, poi ci sono reati concernenti sostanze stupefacenti, la religione, i rapporti sessuali, l’omosessualità, consumo di bevande alcoliche che hanno come conseguenza la sentenza di pena di morte.
Esistono anche reati non ben definiti ed impliciti come ” Guerra contro Dio e corruzione sulla terra”.
Questi esempi e soprattutto l’esperienza di 35 anni del governo della Repubblica Islamica ci dimostra che la situazione delle libertà individuali e collettive e la situazione dei diritti umani in Iran peggiora giorno dopo giorno.
In questa situazione drammatica noi vi preghiamo di chiedere a tutti i Centri PEN affiliati a PEN International e altri associazioni degli scrittori, giornalisti e pure le istituzioni internazionali per la difesa dei diritti umani di reagire contro le eliminazioni fisiche quotidiane di esseri umani nella Repubblica Islamica.
Forse con l’aiuto dell’opinione pubblica, soprattutto con gli scrittori e artisti del mondo si può arrestare la macchina delle esecuzioni capitali di questo regime, e liberare i prigionieri politici e sociali, porre fine alla censura e repressione e finalmente riconoscere ufficialmente il diritto alla libertà d’espressione, della penna e del pensiero.
In questo momento la società iraniana più che mai ha bisogno delle vostre azioni umanitarie.
Con affetto e amicizia

Bahram Rahmani
Presidente del Centro PEN Iraniano (in esilio)
president@iranianpen.com
Stoccolma, 22 novembre 2013

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